
un cartellone degli amici di Renata Polverini a Roma
Tra la mensa e la vita da mezzo-pendolare – essendo meteropatico, giorni a caso della settimana decido di prendere la macchina – mi capita sovente di ascoltare discorsi che mi fanno dubitare fortemente sull’attuale inesistenza dei viaggi nel tempo – alcune persone sembrano arrivare direttamente dagli anni ‘30 – mi capita di ascoltare discussioni che raccontano come la realtà sia inequivocabilmente qualcosa di relativo al proprio moto nello spazio.
C’è da sottolineare, tuttavia, che la mia passiva presenza durante questi dibattiti, nonostante mi faccia sentire fuoriluogo in mezzo ad alcuni rappresentati del genere umano, aiuta la mia autostima e gonfia smisuratamente il mio ego
A pranzo oggi si discuteva, nell’anno domini 2010, dell’omosessualità, come ci fosse ancora qualcosa da chiarire: ai gay uomini piace fare sesso con altri uomini, alle donne gay piace fare sesso con altre donne. Quando me lo spiegarono ero piccolo e non ci trovai nulla di incomprensibile.
Tuttavia i miei commensali credevano profondamente in un tipo di malattia che potrebbe essere definita scientificamente piglianculismo. Secondo loro era una malattia trasmissibile anche solo tramite lo sguardo e comportava come sintomi lo sculettamento, la crescita di pettorali enormi già depilati e una voce squillante da donna.
Ma la cosa che più terrorizzava i due (un maschio e una femmina della nostra specie) non era tanto la paura di beccarsi il piglianculismo, piuttosto che questa malattia potesse sorprendere sulla via di casa il proprio compagno/compagna. Ad un certo punto la femmina umana ha detto: “Ti immagini, che io vado lì, lo bacio e quello cinque minuti prima chissà che cosa ha fatto con la bocca!!”.
“Dev’essere così che ci sente soli”, ho pensato, poi ho riflettuto e m’è venuta una risposta più semplice “Con la bocca non avrà mica potuto fare niente di più di quello che fai te” ma per evitare di pranzare da solo da qui a per sempre sono stato zitto.

Prima caccia un giornalista per avergli fatto delle domande su Bertolaso, poi dice che è un villano perché sta abusando della sua cortesia (e quale sarebbe la cortesia? quella di fare una conferenza stampa, per spiegarci cosa intende fare nel tempo libero tra una mignotta e un decreto farlocco?) poi parte lo show..
Berlusconi: Lei si sta rendendo non solo volgare, ma anche ridicolo
Giornalista: Gli abbruzzesi al giorno ci costano trecentocinquanta milioni di euro
Larussa: sa tutto
Berlusconi: Io capisco che lei sia così arrabbiato e sa perché? Perché penso che tutta la mattina, se va a pettinarsi davanti lo specchio, si vede e si è già rovinato la giornata

Luca Zaia è ministro dell’Agricoltura, in passato è stato un grandissimo PR delle discoteche del trevigiano, con merito e savori faire ha conquistato il popolo, ha convinto un enorme numero di persone a credere in lui, nella sua capacità di fare gruppo, organizzare balli, trovare i parcheggi nella nebbia.
Si è ritrovato a fare strada nel partito dei bifolchi, la Lega Nord, con il suo pragmatismo del Nord Est ha saputo guardare oltre i confini del Veneto, è arrivato a stringere negli anni accordi per la promozione dei prodotti italiani all’estero, ha fatto finanziare il “Campionato italiano del salame” di Treviso, ha stanziato 267mila euro per organizzare eventi al Casinò di Venezia e 159mila euro per organizzare Vinitaly a Miami.
E adesso corre come governatore per la sua terra: il Veneto. Crede nella battaglia contro gli OGM e ha appena speso tre milioni di euro di soldi pubblici per stampare cinquecentomila copie di una rivista “Il Welfare dell’Italia” che ha invaso l’intera regione. Nella rivista il gessatissimo candidato compare in decine di foto mentre affetta prosciutti, assaggia vini e abbraccia enormi forme di parmigiano e infine per essere chiaro si concede in un’intervista di 11 pagine.
Nemmeno una giunta militare del centroafrica ha così poco buon gusto.

I Tre Allegri Ragazzi Morti hanno la rara capacità di saper stupire l’ascoltatore, sono bravissimi a farti perdere i punti di riferimento, a mischiare le carte in tavola e sorprenderti.
Ogni album è segnato da una piccola rivoluzione, vuoi nei testi, vuoi nella musica, vuoi negli show dal vivo. Da quando tre anni fa mi ci sono aggrappato e ho ripercorso a ritroso i loro passi, per me, è stato un continuo affezionarmi a parole, note e soprattutto ritmi. I ritmi sono la struttura portante della loro musica, fanno da scenografia alle storie che raccontano.
Come per le sorprese che non tutte riescono alla perfezione, c’è da dire che i dischi dei Tre Allegri Ragazzi Morti sono per forza di cosa imperfetti, alcune canzoni inevitabilmente non convincono, ma del resto non ci si innamora della perfezione ma dei piccoli difetti che mostrano le cose per quello che sono.
Primitivi del Futuro è un album in levare, dai ritmi lenti e cadenzati, è un album che spiazza perché rispetto al precedente scompare quasi del tutto la storica vena punk e si apre questo scenario inaspettato fatto di parole e ritornelli azzeccati (come sempre) recitati, in alcuni casi, come fosse una litania lasciando alla musica di sottofondo il dovere di spaziare sul tema.
In poche parole: piccole poesie che parlano come sempre d’amore, di morte e vita.
cit. “Di amore non si muore anche se assomiglia molto alla fame”

Le separazioni vivono di lontananza, sono vecchiaie che vanno accompagnate per mano, gli si resta vicino ed è tutto quello che si può fare, un sorso d’acqua, una carezza ogni tanto, rendergli meno infelice la morte, aspettare che venga il momento in cui il rumore degli estranei che passano accanto diventi un suono tollerabile e il ricordo dei giorni insieme soffochi sotto il peso del tempo, perché è quello che bisogna far ingrossare e far diventare massa, lasciare che si dilati e chiuda quante più vie è possibile, in modo che il profilo che hai amato s’intacchi almeno un poco e si confonda con quello di chiunque altro, diventando un profilo qualsiasi composto dagli stessi pezzi reperibili su mille altri corpi e non più l’irripetibile, riservata bellezza che è sempre stata per te; e l’odore suo e suo soltanto, che t’impastava la mente e appannava la vista appena lo sentivi nell’abbraccio, una mattina si ritrovi in un’essenza contenuta nel più insignificante degli oggetti, magari in una saponetta o in una stoffa, e somigliando a quella si declassi a odore come tanti e smetta finalmente di farti male, e così tutto il resto, le mani, gli occhi, le unghie, il sesso, il rumore dei corpi insieme, i risvegli, le parole dette e negate, le coincidenze raccontate mille volte, ogni più prezioso dettaglio si disperda nella moltitudine indifferenziata delle cose simili, fino a morire senza proteste, facendoti dire che forse è stato meglio così.
“Da un’altra carne” Diego De Silva
E finalmente tutti i nodi vengono al pettine. Stefano Andrini era un naziskin, poi Alemanno l’ha premiato per la militanza, l’amicizia, la visione politica comune e l’ha nominato AD di Ama Servizi. Fin qui, storia nota.
Andrini è finito, qualche giorno fa, nella maxi inchiesta per riciclaggio che ha coinvolto l’ex senatore Di Girolamo e il suo amico intimo Morkbel, entrambi finiti in galera.
Così lo stoico fascista avrebbe deciso di prendersi le proprie responsabilità e con un gesto mai visto prima nelle fila della destra italiana (Verdini è ancora al suo posto a pontificare) ha annunciato di aver rassegnato le dimissioni.
Ma, che quando si parla del Pdl c’è sempre una sfilza di ma (lavorando un poco d’immaginazione c’era quasi da aspettarselo) Stefano Andrini non è mai andato via dall’Ama Spa e continua, alla faccia di tutti, a percepire uno stipendio da dirigente.
Tutto è bene quel che finisce bene direbbe Gianni, se non avesse a che fare con il listino della Renata laziale.
Leggi anche gli altri articoli sui fascisti romani:
Stefano Andrini, l’ex naziskin dell’Ama, nell’affaire Di Girolamo
Roma, ex-naziskin ai vertici Ama
Renata Fassista Polverini
Polverini braccia tese
Renata Polverini, pizza, figa, calcio

«Ognuno di noi – ha detto Polanco, poliziotto del New York Police Department, ora al centro di una azione disciplinare – deve operare ogni giorno un aresto e consegnare venti citazioni: non abbiamo altra scelta».
E ovviamente per raggiungere la “quota” gli agenti finiscono per arrestare anche cittadini che non c’entrano niente, per lo più neri.
Questa è la linea politica di Giuliani prima e di Bloomberg poi: Tolleranza Zero e problemi che vengono inventati, fomentati, risolti con la forza delle armi e il volere della maggioranza.
Il fatto che successe subito dopo in cucina fu di quelli che s’infilano nei ventricoli della memoria e li ostruiscono, producendo quei piccoli infarti di cui si continua a soffrire segretamente.
Il passato è pieno di questi dispiaceri che ci ingannano con la dolcezza, e sono come luci fioche che solo noi vediamo ancora, stanze di poveri delitti a cui abbiamo assistito e ci portiamo dietro negli anni con quello stesso sentrci responsabili e colpevoli, e sono teste basse, gole che ingoiavano, sorrisi contraffatti per coprire il dolore di un rimprovero, avvilimenti incrociati in uno sguardo che chiede aiuto o almeno comprensione, cani che avremmo potuto raccogliere e salvare in una sera d’inverno, bambini che percorrevano nell’altro senso, e non l’abbiamo più dimenticata quella piccola disperazione avvinghiata al braccio, e noi c’eravamo, passavamo di là, eravamo il bordo a cui le dita non si sono aggrappate, siamo pieni di questi dolori incidentali che hanno un conto in sospeso con noi e che paghiamo con l’unica moneta che ci resta, ricordando.
tratto dal romanzo “Da un’altra carne – De Silva Diego”

Non credo serva aggiungere altro.

una sola parola che illumina il buio pesto
credits Antonello T.
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