
31 ottobre 2003, sei del mattino, angolo tra via Moscova e corso di Porta Nuova. Un’incidente che coinvolge due auto, una Saxò investe la macchina di Viviana Alejandra Paglietta. Arrivano i soccorsi, lei in gravissime condizioni viene portata in ospedale, lui rifiuta le cure e abbandona la mcchina, poco dopo i vigili trovano una siringa, un cucchiaino e della polvere bianca che poco dopo viene analizzata e riconosciuta come un misto di cocaina e caffeina. Il giovane viene denunciato, per uso di stupefacenti e indagato per l’incidente. Il ragazzo si chiama Marco Dell’Utri, figlio ventitreenne del senatore mafioso, tutto viene insabbiato e della storia non se ne parla più.
Giovanardi carissimo se tu dici che Stefano Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore possiamo anche essere d’accordo, ma che Stefano Cucchi è morto perché era un drogato mi pare una cazzata, perché la droga non ti fa i lividi in faccia, non ti spezza una vertebra e non ti rompe una mascella. Come sta Marco, il figlio del tuo amico di partito? Dalla foto sopra sembra tutto bene, sbaglio?
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2 Responses for "Marco Dell’Utri non è morto perché era un drogato"
STEFANO CUCCHI
morto da Partigiano,
Assassinato per avere difeso lo Stato Democratico e la Costituzione.
L’Avevano arrestato, dicono che aveva qualche grammo di sostanze stupefacenti, poi in tv e sui giornali lla sorella dice che non ne faceva più uso da tempo. Ha chiesto di parlare con il suo avvocato e quindi l’applicazione dello Stato di Diritto e della Costituzione. Ma loro sembra non fossero a conoscenza delle leggi e dello Stato di Diritto Italiano e Internazionale ma solo della legge della giungla: oltraggiando la divisa che indossano e il giuramento di fedeltà alle leggi dello Stato e alla Costituzione, gli hanno vietato l’avvocato e lo hanno massacrato. Nonostante le torture subite Stefano non ha ceduto: in ospedale ha rifiutato l’alimentazione fino a quando non fossero rispettate le leggi dello Stato Democratico-Costituzionale, riconoscendogli il diritto a parlare con il suo avvocato. Così è morto Stefano. Rivendicava il rispetto delle leggi e dello Stato Democratico Costituzionale. Per questo lo hanno ammazzato. Come Alibrandi. Come i massacrati di Bolzaneto e della Diaz. Come tanti altri.
I morti nelle carceri non si contano più: secondo “ristretti Orizzonti” dal 1 gennaio al 30 ottobre tra “suicidi”, “cadute”, “incidenti” vari sono morte 146 persone. Una percentuale (sugli abitanti) superiore alle pene capitali eseguite in Cina. Da noi la pena di morte non esiste.
Se nessuno difende le forze dell’ordine dobbiamo noi, spetta a noi, al popolo pretenderne l’Onore e il rispetto. Occorre riconoscere alle forze dell’ordine il loro sacrificio, riconoscerne diritti e dignità, mezzi per operare.
MA DOBBIAMO ESIGERE IL LORO RISPETTO E I LORO DOVERI DI FEDELTA’ ALLO STATO E ALLA COSTITUZIONE DEMOCRATICA ANTIFASCISTA DELLA REPUBBLICA. IL GOVERNO E IL PARLAMENTO DEVONO DEFERIRLI AGLI ORGANI GIUDIZIARI PREPOSTI, CONDANNARE E CACCIARE DAL LORO POSTO I SERVITORI INFEDELI DELLO STATO. COSI’ SI SALVAGUARDIA L’ONORE DELLE FORZE DELL’ORDINE.
questa storia deve emergere.
non è possibile che se uno è il figlio di un mafioso viene trattato con i guanti di velluto. da uno stato mafioso. dell’utri boia.
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